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Vignetta di NatangeloColloquio con Bruno Tinti*
di Peter Gomez
l'Espresso, 12 giugno 2008

Argomenti pretestuosi. Dati falsi o infondati. Così la politica dà l'assalto alle intercettazioni. Per imbavagliare le indagini. Sottrarsi ai controlli. E coprire i comportamenti illegali. Parola di pm.

Era nel suo programma e Silvio Berlusconi lo ha ribadito a Santa Margherita Ligure tra gli applausi scroscianti dei giovani della Confindustria: intercettazioni d'ora in poi consentite solo nelle inchieste di mafia e terrorismo e cinque anni di carcere per i giornalisti che le dovessero pubblicare. La grande contro-riforma del Cavaliere avanza a passi veloci verso il Consiglio dei ministri in cui il Guardasigilli Angelino Alfano la tradurrà in disegno legge.
 
La maggioranza però non è compatta. La Lega vuole che gli ascolti restino anche per altri reati, a partire da quelli di corruzione e concussione. An nicchia. Su un punto però in Parlamento e al Quirinale tutti, o quasi, sono d'accordo: in Italia s'intercetta troppo, si spende troppo e si viola troppo la privacy dei cittadini. Per questo il presidente Giorgio Napolitano invita ad approvare una legge condivisa trovando porte spalancate anche nel Pd.

Ma davvero esiste in Italia un'emergenza intercettazioni? 'L'espresso' ne ha discusso con un tecnico, il procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti, autore tra l'altro del bestseller Toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa', 100 mila copie vendute che illustrano bene le cause del mal funzionamento dei tribunali in Italia. E, dati alla mano, ha scoperto che le cose stanno in maniera molto diversa, rispetto a quanto ripetuto nelle aule parlamentari. Per Tinti, infatti, "questa lotta alle intercettazioni non è altro che la decisione di parte della classe politica e dirigente italiana di sottrarsi al controllo di legalità. Perché tutti gli argomenti utilizzati per giustificarla sono infondati o falsi...".

Ma come? Il ministro Alfano afferma che da noi s'intercettano ogni anno più di 100 mila persone, è un numero enorme...
"Sì, ma si tratta di un dato non veritiero. Perché si fa confusione tra utenze ed utenti. Un conto sono gli apparecchi messi sotto controllo, che possono benissimo essere 100 mila, e un conto è il numero degli intercettati. A Torino, per esempio, mediamente si mettono sotto, come diciamo in gergo, dieci utenze a persona".

Cioè controllate anche i familiari e amici? Mi pare grave...
"Ma no! Il fatto è che chi delinque sa benissimo di poter essere intercettato. E allora non utilizza il proprio telefono ufficiale per le attività criminali. Noi quindi andiamo a caccia dell'apparecchio buono. Partiamo da quello che conosciamo, spesso la sua utenza fissa, la ascoltiamo e se nel giro di due o tre giorni capiamo che non è giusto, lo molliamo e passiamo agli altri. Così, di telefono in telefono, arriviamo a trovare quello esatto. Le prime intercettazioni, quelle che gonfiano le statistiche, durano pochissimo. Nel caso degli spacciatori, poi, è prassi che ciascuno di essi utilizzi più schede telefoniche o contemporaneamente o in successione".

Però l'aumento delle intercettazioni c'è stato: le utenze messe sotto controllo durante il 2003 erano 78 mila. Oggi sono 125 mila...
"Sì, ma è falso che si tratti di una crescita abnorme. Anche in questo caso, come quando si dice che buona parte del Paese è intercettata, si dice una cosa non vera. E per rendersene conto è sufficiente osservare i dati: la curva dei telefoni in uso cresce di anno in anno e così cresce anche quella delle intercettazioni. Ma la seconda curva sale meno della prima. È anzi molto più bassa"...
continua




di Bruno Tinti (autore di Toghe rotte)

Qualche volta questo succede quando si vive una situazione troppo bella per essere vera; che so: una ragazza bellissima ha appena accettato di uscire a cena con te. Non ci posso credere!, si dice il fortunato.

Molto più spesso però l'esperienza para onirica è di tipo negativo. L'esempio tipico e ricorrente riguarda le iniziative adottate dalla classe politica nei più disparati settori; si resta increduli. Almeno, io resto incredulo nel settore di cui ho una qualche esperienza, quello della Giustizia. Poi mi rendo conto che è tutto proprio vero e mi …. arrabbio; poi mi deprimo; poi mi rassegno.
Veniamo al dunque: il cosiddetto pacchetto sicurezza.

Per la verità, straordinariamente, qualcosa di intelligente vi è stato inserito: hanno abolito il patteggiamento in appello (almeno, così si legge nella prima versione del testo reperita su Kataweb). Trattasi di una delle situazioni para oniriche del primo tipo, quelle della ragazza bellissima che accetta di uscire a cena con te: da non crederci. E infatti mi sa che non resisterà agli aggiustamenti successivi e che alla fine il patteggiamento ce lo ritroveremo reintrodotto a furore di popolo … avvocatesco.

Poi c'è un'altra cosa furba: la subordinazione della sospensione condizionale della pena all'eliminazione delle conseguenze del reato. Per capire bene di che si tratta bisogna sapere che se uno è incensurato e viene condannato a una pena inferiore ai due anni di reclusione, non va in carcere: la pena resta sospesa per 5 anni e, se questo non commette altri reati, non la sconterà mai; se invece commette un altro reato sconta sia la pena per il reato nuovo che quella che gli era stata sospesa.

Bene, questo beneficio, dice il nuovo pacchetto sicurezza, può essere concesso solo se il condannato elimina le conseguenze dannose del reato; insomma se rimette tutto a posto o risarcisce il danno cagionato.

Una cosa ovvia, si può pensare; ma nel nostro sistema penale l'ovvio è merce rara; e una cosa così intelligente non si era mai vista.

Anche qui uno pensa: ma davvero questa bellissima ragazza viene a cena con me?

Poi scopre che è tutto vero, ma solo per il reato di cui all'art. 635 codice penale.

Di che si tratta?; beh, è il reato della fidanzata tradita, quella che va sotto la casa del fidanzato e gli riga la macchina o gli buca le gomme.

In questi casi, dice il pacchetto sicurezza, la fidanzata non andrà in prigione se porta la macchina dal carrozziere per farla riparare o se compra un treno di gomme nuovo.

E tutti gli altri reati? Che so, una villa costruita in cima a un promontorio in riva al mare, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e, naturalmente, costruita senza licenza. Oppure un bel palazzone di 10 piani costruito in zona destinata a parco pubblico. Oppure un appalto concesso a chi non doveva averlo e che lo ha avuto perché ha pagato un sostanziosa busta (con danno ovvio per chi invece l'appalto avrebbe dovuto averlo). Oppure una pubblica fornitura eseguita con materiale di scarto. Oppure un bel falso in bilancio con il quale l'amministratore della società si è portato via la liquidazione di quei 200 o 300 soci che l'avevano investita… Oppure fate voi, tutto quello che leggiamo sui giornali ogni giorno.

Ecco, per tutti questi reati il discorso non vale. Qui la sospensione condizionale della pena viene concessa subito, la villa o il palazzo non vengono demoliti e nemmeno sottratti a chi li ha costruiti che continua a starci dentro; l'appalto ormai è stato eseguito e le fatture vengono pagate; i danni eventuali saranno richiesti con un bel processo civile (tanto lo sanno tutti che i giudici civili lavorano poco e hanno tanto tempo a disposizione) e se va bene saranno pagati tra una decina d'anni. E il falso in bilancio? Beh, ma per quello, si sa, il processo manco comincia…

Segnalazioni
Ascolta la puntata di Ecoradio con Bruno Tinti:
Reato di immigrazione clandestina, ma a che serve?
Dal blog Uguale per tutti Ma quale tolleranza zero!

continua

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da www.beppegrillo.it

Per chi vuole liberarsi della moglie per una ventenne dell’Est o per ereditare l’appartamento la legge italiana offre grandi possibilità.

Il giudice Bruno Tinti nel libro Toghe Rotte fornisce preziosi ragguagli agli aspiranti uxoricidi.
Per prima cosa bisogna disporre di una moglie e di un buon motivo per sopprimerla, quindi la si può eliminare. Chi vuole potrà dar sfogo al suo sadismo in quanto non considerato una seria aggravante.

Dopo l’omicidio bisogna correre subito dai Carabinieri per autodenunciarsi, spiegare i dettagli del delitto e far rintracciare gli strumenti utilizzati per compierlo (punteruolo, pistola, martello, ecc.). Non sussistono più i pericoli di inquinamento delle prove e di fuga. L’arresto non è perciò necessario. In attesa del processo si potrà continuare la propria normale attività.
Per l’uxoricidio è previsto l’ergastolo, ma il marito può dimostrare di “aver agito in stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui” (art. 62 n.2), ad esempio le corna, essere disponibile a risarcire i parenti della ex moglie (art. 62 n.6) e chiedere il rito abbreviato.

Il giudice, dotato di calcolatrice, comincia a detrarre:
- la pena, senza le aggravanti, non è più l’ergastolo, ma il carcere per 24 anni
- meno un terzo, art. 62 n.2 (stato d’ira) = 16 anni
- meno un terzo, art. 62 n.6 (risarcimento) = 11,33 anni periodico
- meno un terzo, art. 62 bis, attenuanti generiche (concesse a tutti) = 7,5 anni
- meno un terzo per il rito abbreviato = 5 anni
- se l’omicidio è avvenuto prima del maggio 2006 sono scontati tre anni per l’indulto ceppalonico = 2 anni con la sospensione condizionale della pena

Nel caso la Giustizia sia particolarmente severa con una condanna a tre anni, il marito verrebbe affidato ai servizi sociali.

L’uxoricidio conviene. Un libro, la sponsorizzazione di una linea intimo maschile e una serata da Vespa. Si può raggiungere la tranquillità economica. In Italia le mogli sono utili anche da morte.

Ps: L’iter giudiziario è valido anche per i mariti.

Bruno Tinti a Anno Zero: guarda il video


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Questa sera a Milano, presso la Camera del Lavoro in Corso di Porta Vittoria 43, si terrà un dibattito sulla giustizia italiana che - viste le notizie degli ultimissimi giorni - si preannuncia acceso. All'iniziativa - organizzata in occasione della pubblicazione del libro Toghe rotte* - saranno presenti Gherardo Colombo, Raffaele della Valle, Peter Gomez e Marco Travaglio.

Il dibattito, che avrà inizio alle ore 20.30, sarà trasmesso in diretta su Telelombardia durante il programma Iceberg, condotto da David Parenzo.

Vi aspettiamo.

Scarica il programma


* Toghe rotte, a cura di Bruno Tinti (Ed. Chiarelettere)

commenti

Uguale per tutti è il blog avviato da alcuni magistrati per mettere sul piatto e discutere i problemi della giustizia. Problemi che ci riguardano da vicino.

Dopo la pubblicazione di Toghe rotte, a cura del Procuratore aggiunto Bruno Tinti, Chiarelettere segnala questo blog all’attenzione dei lettori.

Riportiamo alcuni brani del post di presentazione di Uguale per tutti:

"Questo blog è promosso da magistrati che intendono parlare sia alla società civile che ai loro colleghi. E’ promosso da magistrati che non si attribuiscono qualità superiori a quelle dei tanti loro colleghi che quotidianamente si spendono senza riserve, con un’abnegazione che in nessun modo viene apprezzata e men che meno ricompensata, ma che credono che per affrontare in maniera nuova e diversa i gravi problemi che affliggono la giustizia non si possa aspettare che a cambiare siano “gli altri”, ma, mentre si invoca dagli altri questo cambiamento, si deve essere pronti ad offrirlo e seriamente noi stessi...

...Questo blog non è la voce di un gruppo, né di una “corrente”, né di un partito, né di nulla che gli assomigli, ma un luogo ove esprimere le proprie idee sui temi della giustizia". 


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da Il Corriere della Sera del 25 settembre 2007 

«È accaduto nella magistratura qualcosa di molto simile a ciò che è accaduto all'esterno, nei palazzi della politica. Gruppi legittimi ma di natura privata, cioè le correnti, decidono su un bene pubblico, la giustizia, proprio come i partiti fanno nelle istituzioni». 

Bruno Tinti, procuratore aggiunto a Torino, uno dei magistrati italiani più esperti sul fronte della lotta ai reati finanziari, traccia nel suo libro fresco di stampa (Toghe rotte, per Chiarelettere, prefazione di Marco Travaglio) un affresco inquietante dei meccanismi che regolano l'autogoverno della sua categoria. Quei meccanismi che avrebbero dovuto preservarne l'autonomia dai «poteri forti» e che, invece, l'hanno trasformata in una Casta, con i propri rituali, i propri compromessi e le proprie spartizioni. E che ora suscitano polemiche all'interno della stessa magistratura, dando vita a nuovi gruppi e a una proposta-choc, l'astensione, in novembre, alle prossime elezioni dell'Associazione nazionale magistrati, il sindacato che rappresenta il 93% dei giudici italiani.

C'è anche un blog (www.toghe.blogspot.com), al quale lo stesso Tinti partecipa, che racconta il malessere per «il male che le toghe fanno a se stesse»...
 
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Nel contesto del dibattito suscitato dall'uscita del libro Toghe rotte pubblichiamo un nuovo contributo di Franca Amadori, Giudice del Tribunale di Roma, in risposta al primo post di Bruno Tinti, curatore del citato libro e Procuratore aggiunto a Torino.

Caro Bruno,
ecco la seconda risposta (ma ce ne vorrebbero molte altre) al tuo messaggio.

A proposito di denaro buttato al vento e di degrado giudiziario, il tuo intervento mi ha portato alla mente un processo che ho chiuso (con sentenza – purtroppo – di prescrizione) proprio quest’anno. Non è facile condensare nelle poche righe di un post una vicenda che costituisce, da sola, un significativo capitoletto di storia giudiziaria, ma ci proverò.

Si tratta di un procedimento a carico di un custodie giudiziario del nostro Tribunale e di tre carrozzieri che lavoravano (di fatto) alle sue dipendenze, per numerosi delitti di ricettazione di autotreni ed autoarticolati, rubati nelle più svariate zone d’Italia e prontamente da lui “ripuliti“ con le solite targhe di mezzi demoliti, rottamati, incidentati e contestuale alterazione del numero di telaio (mediante abrasione, sostituzione, reincollaggio e via discorrendo, insomma con i metodi di routine)...

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Caro Bruno,
ecco la seconda risposta (ma ce ne vorrebbero molte altre) al tuo messaggio.

A proposito di denaro buttato al vento e di degrado giudiziario, il tuo intervento mi ha portato alla mente un processo che ho chiuso (con sentenza – purtroppo  –  di prescrizione) proprio quest’anno. Non è facile condensare nelle poche righe di un post una vicenda che costituisce, da sola, un significativo capitoletto di storia giudiziaria, ma ci proverò.

Si tratta di un procedimento a carico di un custodie giudiziario del nostro Tribunale e di tre carrozzieri che lavoravano (di fatto) alle sue dipendenze, per numerosi delitti di ricettazione di autotreni ed autoarticolati, rubati nelle più svariate zone d’Italia e prontamente da lui “ripuliti“ con le solite targhe di mezzi demoliti, rottamati, incidentati e contestuale alterazione del numero di telaio (mediante abrasione, sostituzione, reincollaggio e via discorrendo, insomma con i metodi di routine)
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In realtà, bene avrebbe fatto il Pubblico Ministero a contestare il delitto di riciclaggio, ma penso che abbia deliberatamente scelto di contestare la semplice ricettazione, proprio per evitare di mandarlo davanti al Tribunale in composizione collegiale, che attualmente è affondato in una via senza ritorno a causa dell’insensata sentenza “IANNASSO ED ALTRO“ (si chiama così dal nome dei ricorrenti) della Corte di Cassazione.

Quella – per capirci  –  che dice che quando muta anche uno solo dei componenti del collegio il processo si deve rifare tutto quanto da capo (rif.:  sentenza n. 2 del 1999 delle Sezioni Unite Penali).
Oppure, più realisticamente, è stato contestato il delitto di ricettazione perché il P.M. ha delegato a qualche carabiniere in forze al suo ufficio la redazione dei capi d’imputazione relativi ai processi che – almeno ad una valutazione superficiale – sembrano di competenza del Tribunale in composizione monocratica, perché lui non ce la fa a seguire le vagonate di fascicoli che ogni giorno gli vengono riversate in ufficio e si fa aiutare (di fatto, senza dirlo a nessuno, che poi tanto lo sanno tutti che la cosa funziona così) dai componenti della Polizia Giudiziaria al suo servizio.

La cosa più sorprendente che ho scoperto nel corso di questo processo è che questo signore – al quale io stessa, così come tutti gli altri colleghi del Tribunale, ho molte volte liquidato il compenso per la custodia dei numerosi automezzi sottoposti a sequestro penale – era stato già raggiunto da molte condanne per reati anche molto gravi ed aveva ancora parecchi processi pendenti a suo carico.
In particolare, aveva già subito due condanne definitive per trasporti abusivi, due per bancarotta fraudolenta, una per violazione delle norme sui rifiuti (riferita ad un’area destinata alla demolizione di autovetture, che a Roma è indicata brevemente  come “sfascio “) ed infine una per sequestro di persona e lesione personale in concorso, che non mi pare proprio un peccato veniale come un divieto di sosta!

Ti lascio poi immaginare la fatica che ho dovuto fare per istruire questo processo che, tra l’altro, è arrivato davanti a me per la prima volta a distanza di sei anni dai fatti. Ho dovuto sentire tutti i derubati, che erano camionisti provenienti da tutte le parti d’Italia e che spesso ho dovuto far venire con la forza, accompagnati dai Carabinieri, perché per loro venire a Roma a rendere testimonianza significava perdere un giorno di lavoro (e li capisco bene, poveracci!).
Ma mi dovevano pur spiegare come avevano fatto a riconoscere come proprie le motrici ridipinte con i colori dell’azienda del mio imputato (chiaramente per quello che concerne i c.d. “gusci“, cioè le parti accessorie dell’ autotreno, beh … quelli erano stati definitivamente cambiati: betoniere trasformate in carri frigoriferi, bisarche modificate, e via discorrendo… ).

Poi c’è stato il problema delle deposizioni degli appartenenti alle Forze dell’Ordine: il carabiniere (o il vigile urbano o il poliziotto, va’ a sapere) a cui il collega P.M. aveva delegato la redazione del capo d’imputazione aveva indicato in lista testi due o tre poliziotti a casaccio: nessuno di essi aveva coordinato le indagini, né sapeva dirmi molto sugli accertamenti effettuati sulle motrici.
Ho impiegato quasi due anni prima d’individuare, a colpi di art. 507 c.p.p. (e cioè azionando il potere di ricerca della prova in corso d’istruttoria che è concesso, in via eccezionale, al Giudice del dibattimento) i due poliziotti che avevano una conoscenza completa della vicenda.

Eh sì, perché il dibattimento ha una struttura pesante, non ha l'agilità (almeno teorica) d’un ufficio di Procura: io dispongo la citazione del teste Tizio e la metto a carico di una delle parti, ma per sentirlo nel contraddittorio delle parti devo rinviare a udienza fissa e, quando tutto va bene, non potrò fissarla prima di otto o nove mesi e così passano due anni come niente, anche perché – spesso – la prima citazione va a vuoto.

Non basta: gli imputati erano tre, ma i difensori erano sei (ogni imputato ha diritto ad avere fino a due difensori) e tutti, periodicamente, hanno avuto qualche (reale o presunto) malanno o qualche impegno professionale, per cui ho dovuto rinviare “per legittimo impedimento del difensore per ragioni di salute o per ragioni professionali“.
Infine, com’è noto, sono orami tre anni che i tribunali si bloccano per gli scioperi a raffica degli avvocati (ma se si parla con gli avvocati non si deve dire che “scioperano“: è una parola che li offende, suona tanto di metalmeccanico; si deve dire che si “astengono“, che poi non cambia nulla, ma fa più chic, più libero-professionista).

Nel frattempo, è entrata in vigore la legge 7 dicembre 2005, n. 251, (c.d. “ex  Cirielli“) che ha accorciato il termine di prescrizione massima del delitto di ricettazione da quindici a dieci anni, ma siccome il dibattimento del mio processo era già stato dichiarato aperto da un bel pezzo prima dell’entrata in vigore di questa normativa demenziale, contavo di poter riuscire a chiudere prima che si prescrivesse.
Nulla da fare.

Dopo un po’ (giustamente) la Corte Costituzionale, con sentenza n. 393 del 23 novembre 2006, ha dichiarato incostituzionale la norma transitoria che escludeva dal regime di prescrizione più favorevole al reo i processi di primo grado per i quali era stato già dichiarato aperto il dibattimento. Insomma, per farla breve, ho dovuto applicare la prescrizione decennale a tutte le ricettazioni contestate a questo bandito che, grazie alla legge “ex  Cirielli“, e poi anche grazie alla legge Gozzini (quella che dice come va scontata la pena: a casa propria) e soprattutto grazie all’odierno codice di rito penale, non solo se ne va allegramente a spasso senza aver scontato un giorno di galera, ma fa pure lauti affari con lo Stato che gli paga un bel deposito giudiziario assai esteso, tant’è che s’è potuto permettere uno degli avvocati più quotati del nostro foro.

E la sai l’ultima?
Stamattina (giuro!) m’è arrivata una decina di sue istanze di liquidazione per il compenso a lui dovuto per aver tenuto in custodia vari autoveicoli di provenienza furtiva relativi a diversi procedimenti penali da me definiti!

Insomma – mi par di capire – lo Stato gli paga un compenso e lo premia non perché rende un servizio, ma perché … riesce (benemerito!) a vincere la tentazione di rivendersi sottobanco tutti gli autoveicoli che gli affida in custodia. Tanto lo Stato poi gli lascia la demolizione e lui si trattiene il telaio delle macchine demolite per ripulire le auto rubate che gli consegnano i poveri ladruncoli che si assumono tutto il rischio del furto in cambio dei pochi denari che gli dà lui, che non solo è quello che guadagna di più dai furti, ma non rischia un bel nulla, perché così funziona il delitto di ricettazione: il ladro è la bassa manovalanza ed il ricettatore è il vero boss.

Io mi pongo due domande.
La prima: perché per essere assunti in Tribunale occorre (giustamente) essere incensurati, ed invece per ottenere incarichi dal Tribunale non è un problema nemmeno una condanna per sequestro di persona e lesioni gravi?

La seconda: ma perché lo Stato, invece di affidarsi ai ricettatori (che sono pure cari), non si costruisce da sé i suoi bei depositi giudiziari? Così magari ricaverebbe anche qualcosa dalla vendita degli autoveicoli, effettuata per tempo, quando gli automezzi hanno ancora qualche valore di mercato, con aste serie e non con le solite buffonate a beneficio dei custodi e dei loro amici?

Franca Amadori – Giudice Tribunale Roma



Pretesto 1, pagina XII
“Non c’è un filo di retorica nelle pagine benedettamente sintetiche di Toghe rotte. C’è la vita quotidiana dei magistrati che, insieme a poliziotti, carabinieri, finanzieri, cancellieri e impiegati, tentano ogni giorno di amministrare la Giustizia a dispetto dei santi. Cioè dei Parlamenti, dei governi e fors’anche di una buona parte dei cittadini che di una Giustizia funzionante hanno una paura fottuta.”
Dalla Prefazione di Marco Travaglio


Pretesto 2, pag. 13
“Lo sapevate che a Roma ci sono più avvocati che nell’intera Francia? E a Torino tanti quanti a Manhattan? Sarà anche per questo che io sto qui a perdere tempo?... Chi glielo dice ai cittadini che noi non facciamo niente?”

Pretesto 3, pag. 126
“A questo punto, sapete chi ci sta in carcere? Qualche omicida e qualche rapinatore, una sterminata quantità di extracomunitari che hanno rubacchiato o spacciato qualche dose; e – per poco, pochissimo tempo – qualche delinquente che il PM e il GIP hanno arrestato mentre si svolgono le indagini e che, per scadenza dei termini o perché il Tribunale della Libertà li ha messi fuori, sono usciti dopo due o tre mesi, pronti a trascinare il processo fino alla prescrizione.”

Pretesto 4, pag. 170
“Perché i giudici e i loro organi costituzionali non sono immuni al degrado del paese in cui vivono. E alla fine, all’interno della Magistratura è accaduto qualcosa di molto simile a ciò che è accaduto all’esterno, nei palazzi della politica… Il «governo» della Magistratura è il CSM, i «partiti» sono le cosiddette «correnti». Le elezioni sono gestite dalle «correnti». Sono le «correnti» che decidono chi deve andare a far parte dei Consigli Giudiziari e del CSM; sono le «correnti» che compongono la lista dei giudici che dovranno essere eletti in questi organismi; sono le «correnti» che fanno propaganda per questo e per quest’altro e che, in pratica, garantiscono che nessuno, ma proprio nessuno (se non un altro aderente a un’altra «corrente») possa fargli concorrenza.”


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Papi
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Collana: reverse
Pagine: 331 - 15,00 euro
La scheda del libro


Un inverno italiano
di Andrea Camilleri e Saverio Lodato
Collana: reverse
Pagine: 336 - euro 14,60
La scheda del libro


Miss Little China
di Riccardo Cremona e Vincenzo De Cecco (DVD)
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò (libro)
Collana: libro+DVD
Pagine: 77 - euro 19,60
La scheda del libro


Processo agli economisti
di Roberto Petrini
Collana: reverse
Pagine: 170 - euro 13,60
La scheda del libro


Vaticano S.p.A.
di Gianluigi Nuzzi
Collana: principioattivo
La scheda del libro
La rubrica dell'autore


Italia Anno Zero
di Beatrice Borromeo, Marco Travaglio e Vauro
Collana: reverse
La scheda del libro


I nuovi mostri
di Oliviero Beha
Collana: reverse
Pagine: 281 - 13,60 euro
La scheda del libro


La morsa
di Loretta Napoleoni
Collana: reverse
Pagine 186 - 13,60 euro
La scheda del libro


L'Anello della Repubblica
di Stefania Limiti
Collana: principioattivo
Pagine 337 - 16 euro
La scheda del libro


Giovani e belli
di Concetto Vecchio
Collana: principioattivo
Pagine 193 - 14 euro
La scheda del libro
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Il Sol dell'Avvenire
di Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone
Pagine: 127
Durata DVD: 77 minuti
Prezzo: euro 19,60
La scheda del libro
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Il gruppo su facebook


Passione reporter
di Daniele Biacchessi
Prefazione di Ferruccio De Bortoli
Collana: reverse
Pagine: 230 - euro 12,60
La scheda del libro
Il Teatro Narrativo Civile


Lotta civile
di Antonella Mascali
Collana: reverse
Pagine: 305 - euro 14,60
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Profondo nero
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Collana: principioattivo
Pagine: 295 - euro 14,60
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La questione immorale
di Bruno Tinti
Collana: reverse
Pagine: 205 - euro 13,60
La scheda del libro
Il blog di Bruno Tinti


Io sono il mercato
di Luca Rastello
Collana: reverse
Pagine: 176 - 12,00 euro
La scheda del libro


Un paese di baroni
di Davide Carlucci e Antonio Castaldo
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il suono e l'inchiostro
A cura del Centro Studi Fabrizio De André
Prezzo: euro 15,00
Collana: reverse
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La Finanziaria siamo noi
di Stefano Lepri
Prezzo: euro 13,60
Collana: principioattivo
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Strage continua
di Elena Valdini
Prefazione di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: euro 12,00
Collana: reverse
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ALZA LA TESTA!
di Piero Ricca
con Franz Baraggino, Diego Fabricio, Elia Mariano
Prefazione di Marco Travaglio
Prezzo libro + DVD: euro 16,60
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Un nuovo contratto per tutti
di Tito Boeri e Pietro Garibaldi
Prezzo: euro 10,00
Collana: reverse
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Evaporati in una nuvola rock
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio
Prezzo: euro 37,00
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La paga dei padroni
di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
Prezzo: euro 12,00
Collana: principioattivo
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I cinesi non muoiono mai
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Prezzo: euro 15,60
Collana: reverse
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
Prezzo: euro 12,60
Collana: reverse
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L'attentato
di Andrea Casalegno
Prezzo: euro 12
Collana: reverse
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
Collana: principioattivo
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
Collana: reverse
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Il blog dell'autrice

Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
Collana: principioattivo
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
Collana: reverse
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La giornata del risparmio energetico

 
Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani
di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
Collana: reverse
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
Collana: principioattivo
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Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
Collana: reverse
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte
A cura di Bruno Tinti
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Collana: reverse
Prezzo: 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Prezzo: 12 euro
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
di Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
di Oliviero Beha
Prezzo: 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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