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Sull'aborto, la "moratoria" è già cominciata

di Carla Castellacci*

Quella della "moratoria" sull'applicazione della legge 194 è, concretamente, la richiesta della sospensione di un diritto. Una cosa molto più simile all'imposizione della legge marziale che alla benemerita moratoria ONU sulla pena capitale. Ma se ne parla in tutta serietà come se l'aborto fosse una scelta di Stato, una scelta politica su cui non ci sarebbe niente di male a cambiare idea.

Ci si "dimentica" che l'aborto è un diritto che può essere esercitato da soggetti in condizioni particolari - donne incinte che non possono attendere che qualcuno (chi?, con quale diritto?) prenda per loro una decisione su cosa sia meglio. Ma certo, se al posto della "moratoria" si fosse proposta una "sospensione dei diritti garantiti dalla legge 194", la proposta avrebbe ricevuto un'attenzione diversa e meno benevola.

Probabilmente è ancora lecito aspettarsi che la 194 non sarà modificata. Non perché esista una evidente maggioranza parlamentare decisa a difenderla, ma perché nessuno è in grado di prevedere le conseguenze sociali (ed elettorali) di un'azione del genere. Non è una novità, inoltre, che iniziative parlamentari in questo senso siano già state tentate e siano finite nel nulla. Il sito dell'UAAR riporta un Ordine del Giorno del 1999, approvato dalla Camera, in cui si dice che la legge è "vecchia di vent'anni e non più in linea con le mutate condizioni della società e con le acquisizioni della ricerca medico-scientifica". Gli anni nel frattempo sono diventati trenta, ma le parole non sono diverse da quelle pronunciate ancora pochi giorni fa dal cardinale Camillo Ruini...

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*Co-autrice di Sante ragioni

Leggi l'intervista a Telmo Pievani su City (10 gennaio)

Pubblicato il 11/1/2008 alle 10.6 nella rubrica Sante ragioni.

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